Pregare con la Parola di Dio. 5 ragioni e 5 suggerimenti.

Inizio con questo una serie di pezzi sul tema della preghiera. Non sarà una trattazione esaustiva da scuola teologica. Per quella esiste già una bibliografia vastissima e plurisecolare. E poi non è il mio mestiere.
Indicherò invece, seguendo un approccio pratico e pastorale, dei metodi per pregare semplici, chiari, praticabili e soprattutto fecondi, maturati anzitutto nell’esperienza personale e poi nell’accompagnamento del cammino di altri. Qualcosa, insomma, più vicino a dei libretti delle istruzioni che a dei manuali.
Se dunque cerchi uno strumento agile ed efficace che ti aiuti a cominciare, ricominciare o continuare a pregare meglio, senza dover affrontare letture più lunghe di un post, credo che questi articoli possano fare al caso tuo.

Cominciamo con una serie di quattro sul «Pregare con la Parola di Dio».
Ecco la scaletta: 1. Cinque premesse e altrettante ragioni per pregare con la Scrittura; 2. Un metodo pratico – Prima parte; 3. Un metodo pratico – Seconda parte; 4. Consigli per chi inizia e strumenti utili.

Per comodità di lettura, di questi post metterò a disposizione un pdf. Per scaricare quello di oggi clicca qui.


Bibbia e Lectio divina

 

Pur con l’intenzione di non far troppa teoria, almeno tre premesse van poste, o si corre il rischio di non collocare correttamente le indicazioni pratiche che proporrò. Sono tre considerazioni sull’esperienza di preghiera che trovi esposte più distesamente in alcune riflessioni sul Padre nostro che trovi raccolte qui.

«Il tempio in cui pregare è la vita»

La preghiera non è un’occasione di distacco dal mondo e dal quotidiano, anzi. Essa immerge le sue radici nella vita e in tutto ciò che la compone: se la si sradica da quel terreno, inevitabilmente appassisce.

Dunque una preghiera autentica è impregnata di vissuto: le situazioni, le relazioni, gli impegni, le responsabilità, le gioie, i dolori, gli insuccessi, le vittorie, le nascite, le morti… La nostra carne con le sue passioni, le sue tiepidezze, le sue nobiltà e le sue miserie.

È lì che sorgono gli interrogativi, che abitano le speranze, che bruciano i desideri. È lì che tocchiamo con mano la nostra insufficienza e siamo spinti a cercare un Altro capace di colmare la nostra pochezza. È lì che sorge l’istinto orante.

Perciò: più ti immergi nel tuo umano, nel tuo quotidiano vissuto, più ti elevi nella preghiera.

«L’organo della preghiera sono le orecchie»

Di solito si dice sia il cuore. Ma se facciamo riferimento all’ambito biblico, emerge con chiarezza che nel rapporto tra Dio e l’uomo l’iniziativa è senza dubbio nelle mani del primo. Dio parla e l’uomo ascolta, Lui chiama e l’altro risponde, il Signore si fa vicino e l’uomo lo accoglie. Dio non è raggiunto dalla ricerca dell’uomo, nè lo si trova al termine di un nostro ragionamento. È il contrario.

È Dio che pone in essere l’uomo con la sua Parola creatrice e ogni azione dell’uomo è seconda rispetto a quella Parola. Questo fa dell’uomo uno che, ogni volta che si rivolge al Signore, lo fa comunque come risposta a un Suo appello.

La possibilità della preghiera sta proprio nel movimento di Dio verso di noi, nella sua iniziativa di dialogo e comunione con l’uomo.Dunque è anzitutto un’opera di Dio, prima che nostra. Potremmo dire che la preghiera è il farsi presente del Signore.

E noi? Noi ascoltiamo. Questo è il primo atto del pregare: aprire le orecchie. Quelle del corpo, ma soprattutto quelle dell’intelligenza, della sensibilità, della volontà, della memoria, etc… Questo atto di accoglienza è determinante. Non occorre sprecare parole. Verranno, se servono, se la Parola rivoltaci le vorrà suscitare.

«La preghiera fa male al cuore»

Se così stan le cose, la preghiera non è uno scherzo, tantomeno un gioco, ancor meno una cosa innocua. E non è affatto vero che «una preghiera non ha mai fatto male a nessuno».

Se la preghiera ha questa forte e chiara impronta relazionale, come tutte le altre relazioni che viviamo porta necessariamente con sè elementi di travaglio, di fatica, anche di sofferenza. Insieme, è chiaro, a quelli riposanti, arricchenti, nutrienti.

Nel rivolgersi di Dio a noi c’è sempre uno stimolo vivificante che muove la nostra libertà, i nostri affetti, le nostre idee e sappiamo bene come ogni volta che ci muoviamo, lasciamo qualcosa e raggiungiamo altro. In mezzo, la bellezza della strada e la fatica del cammino.

D’altronde, di una preghiera che «non fa male a nessuno» non ce ne facciamo nulla.


Indicazioni sulla preghiera

 

Fatte queste premesse generali, eccoci a noi. Ho scelto di partire con il tema del «Pregare con la Parola» – intesa come Scrittura – perchè è quello che più immediatamente fa emergere i tre elementi che ho descritto sopra.

Esistono però diversi modi di pregare con la Parola di Dio, adatti a vari ambiti e ad altrettanti contesti. Tra i tanti prendiamo in considerazione la preghiera personale meditativa a partire dai testi della Scrittura. Lasciamo da parte, per ora, l’uso della parola nella liturgia, la preghiera coi salmi o altre modalità.

È bene, quando si fa una cosa, avere delle valide ragioni per farla. Vi offro quelli che, a mio parere, sono buoni motivi – non teologici, ma pratici – per utilizzare il metodo che spiegherò.

1. Mettersi di fronte a una Parola dispone naturalmente all’ascolto e al dialogo, cioè spinge in modo immediato nella direzione della preghiera autentica, intesa, come già spiegato, anzitutto come accoglienza della Presenza di Dio. La stessa operazione del sedersi, prendere il libro delle Scritture, aprire e leggere è un atto di preghiera. Avere un aiuto che ci favorisce la giusta direzione è un validissimo motivo per usarlo. Perchè fare altrimenti?

2. La Scrittura non è una biblioteca di racconti, bensì la porta di ingresso di un mondo vero e proprio. Quello dei pensieri, sentimenti, volontà, azioni di Dio. Potremmo dire che lì dentro c’è il mondo culturale di Dio. Si sa che non c’è modo migliore per assimilare una cultura che quello di immergersi in essa e rimanervi ad abitare. Quasi per osmosi, a lungo termine se ne assumono molte delle caratteristiche. Se il cammino del credente è quello della «conformazione» al «come» di Dio, immergersi nelle Scritture è una via fecondissima.

3. Nella Scrittura c’è il fondamento originale della fede. Non è raro perdere il senso delle tradizioni cristiane e pure non è insolito che alcune abitudini ecclesiali smarriscano il loro senso. La Scrittura, correttamente letta e pregata, è una compagna eccezionale con cui leggere la vita, personale o comunitaria, e ricalibrarla nella direzione della volontà di Dio.

4. Disporsi ad ascoltare, impegnarsi a comprendere, sforzarsi nell’imparare ci costringe a uscire da noi stessi e da quell’autoreferenzialità narcisa e ripiegata di cui tutti siamo un po’ malati e per la quale tendiamo a dare un esagerato peso al nostro modo di vedere, pensare e sentire. Concentrarsi sulla Parola di Dio favorisce invece in noi quel processo di semplificazione interiore che va di pari passo con la radicalizzazione della fede: scegliamo di far parlare una sola Voce.

5. Infine: la Scrittura consola. Difficile da dimostrare, quanto concreto nel suo accadere. A lungo termine la frequenza e la confidenza con la Parola di Dio tramandata nella Bibbia produce un reale fenomeno di riconciliazione interiore, come se l’ampiezza dello sguardo compassionevole di Dio prendesse posto in noi divenendo la medicina di ansie, paure, disperazioni e tristezze mortifere.

Non so se siano ragioni universalmente valide. Sono le mie e te le consegno come frutto di un’esperienza. Se già preghi con la Parola sarebbe bello tu raccontassi qui o sulla Pagina Facebook della Bottega i motivi per cui lo fai.


Punti di vista

 

Chiudo con cinque suggerimenti di approccio che svilupperemo in seguito ma che è importante fissare subito anche se in modo sintetico.

Primo.
Rientrando nell’ambito della relazione, il pregare risponde ai criteri della gratuità e non dell’utilità. Prego con la Parola non nel senso che la uso ma che ad essa mi consegno. C’è una bella differenza!

Secondo.
Perciò evita di porti con l’atteggiamento di chi vuol produrre (pensieri, riflessioni, decisioni…) o ancor meno di chi vuole ottenere (benefici, gratificazioni, risposte…). Stai davanti alla Parola, libero da ansie da prestazione, da pretese o da false attese. Fai solo spazio alla Presenza.

Terzo.
La preghiera con la Parola – che riconosciamo come ispirata e abitata da Dio – chiede una particolare dignità e rispetto. Non si improvvisa, non si lascia al caso, non si vive in modo trasandato. Si cura, come si curano i rapporti con chi si ama. Essere approssimativi nel pregare la Parola è la miglior premessa per sprecare la preghiera.

Quarto.
Curare significa, appunto, darsi un metodo
. Esercitarsi, rivederlo, correggersi, perseverare. Avendo ben presente che se la Scrittura non è uno strumento, il metodo invece sì. Esso è in funzione dell’ascolto e va relativizzato in quella direzione. Il metodo si impara, la preghiera si riceve per dono.

Quinto.
La Parola è pronunciata da Dio, ma è usata anche dal Suo Nemico. Ricordi le tentazioni di Gesù e come Satana usa le parole del Salmo 90 per convincerlo a gettarsi dal pinnacolo del Tempio? Le voci che ci si muovono dentro ascoltando la Parola possono essere delle false suggestioni. Perciò prudenza! Nell’ultimo dei 4 post su quest’aspetto offrirò delle indicazioni per muoversi con attenzione.

Non fermarti qui, leggi anche la seconda puntata: Pregare con la Parola di Dio. Un metodo (parte prima)

 

About the author

Originario di Lecco dove nasce nel 1972. Prete della Diocesi di Milano dal 2005. Attualmente Rettore del Collegio Arcivescovile A. Volta di Lecco.

There are 5 comments so far

  • paola
    2 anni ago

    credo che che non si evidenzi mai abbastanza il quinto punto.Anche a me è capitato di usare la Parola come strumento ,sopratutto ai primi approcci.I sacerdoti sanno bene come sia facile cadere in questo equivoco,anche se la trovo un aiuto fondamentale per spiegare gli scopi di una correzione fraterna.Gli effetti,spesso disastrosi ovviamente,ma mi affido ai Suoi suggerimenti…

  • Luci
    2 anni ago

    I motivi percui prego! Ho cominciato da piccola a dire 3 Ave Marie prima di addormentarmi perché le suore ci terrorizzavano con storie dell’orrore, e se a volte mi dimenticavo mi svegliavo angosciata in piena notte per dirle! Da grande ho cominciato a domandare a Dio aiuto quando soffrivo per la malattia e morte di mia madre. Poi ho urlato a Dio tutta la mia contrarietà negli ultimi 6 mesi di vita di mio marito. Da quando è morto cerco di capire cosa vuole Dio da me, immergendomi nelle letture, salmi, liturgia delle ore, messa, adorazione,ogni giorno. Mi dà consolazione.

  • 2 anni ago

    Grazie Luci per la tua condivisione!

  • 2 anni ago

    È uno dei pericoli più grandi: piegare la Parola a nostro uso e consumo, mossi, certamente, dalle migliori intenzioni. Ma dovremmo imparare con pazienza ad essere noi a piegarci alla Parola. Spero di poter dare indicazioni utili nei prossimi pezzi. Grazie del tuo commento Paola.

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