I will survive

Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8, 1-11)



Non c’è speranza.

Per lei.
La legge è chiara: vuole la morte.

Non è chiaro di chi sia quella legge. Può Dio volere e approvare la morte? Meglio scrivere in minuscolo una legge che non lasciava scampo: l’adultera flagrante sia lapidata, se solo fidanzata, o sia strangolata se già vive sotto lo stesso tetto del marito.

La flagranza c’è, l’adultera pure. E se fosse stata costretta a sposarlo senza amarlo? Era d’uso comune, si possono discutere le tradizioni? E l’adultero? Non se ne fa cenno, ma che importa? Il tribunale della morte ha fame, di vittima ne serve una, meglio prendere la più debole.

Non c’è speranza.

Per Lui.
La situazione è chiara: lo vogliono morto.

Si mascherano, dissimulano, si nascondono. D’altronde la morte è sempre un po’ vigliacca. Vogliono Lui morto ma si nascondono dietro a lei che, per loro, è solo un danno collaterale di una doverosa azione di guerra. C’è da salvare la loro patria, il loro dio, la loro famiglia da colui che vuol far nuove tutte le cose. Più nemico di così!

Sembra ce l’abbiano fatta. Il vicolo è cieco: o contraddice la legge salvando la donna, o contraddice la misericordia e compassione fin lì predicate. In un caso o nell’altro, finito.

Non c’è speranza.

Per loro.
Il messaggio è feroce: siete votati alla morte.

«Quanti si allontanano da te saranno scritti nella terra, perché hanno abbandonato il Signore, fonte d’acqua viva» (Ger 17, 13). Il linguaggio dei profeti è loro familiare. Conoscono bene Geremia e la portata di quella parola. Decodificare il gesto di Lui che scrive nella sabbia è cosa immediata.

Sono annoverati tra i morti, sono lontani da Dio, sono già scesi nell’oblio senza fine. Senza sfumature o distinguo di alcun genere, la dichiarazione non lascia spazio a fraintendimenti: morte certa.

Non c’è speranza. Per nessuno. Lei, Lui, tutti loro.
Il gelo della morte li avvolge in un’impasse che ha i contorni di una tomba. In un modo o nell’altro lei è finita, lui è stroncato, loro hanno un piede nella fossa.


 

Ma Lui si rialza.

Perché nessuno l’aveva schiacciato.
Si era chinato e ora ha pieno potere di rialzarsi.
Mentre credevano di averlo trascinato in una tomba senza via d’uscita, era Lui ad essersi abbassato per seguirli nell’abisso del senza speranza.

E ora si rialza.

Lui è colui che scende nel baratro della morte e dal fondo si rialza. Si rialza e porta con sé tutti coloro che per circostanze, responsabilità, sfortuna – ma importa davvero la differenza? – ci sono caduti e non possono, non riescono, non vogliono – ma è forse possibile distinguere sempre? – più venirne fuori.

Lui è colui che si abbassa fino agli estremi dell’abiezione per sollevare, confortare, risanare. Non viene per condannare ma per salvare. Viene per giudicare la morte e decretarne la fine. E non c’è altro modo di giudicare la morte che dare la Vita. Sempre e comunque la Vita, per tutti coloro che la cercano.

La Speranza è una volontà, non un pallido sogno: di Vita, la Sua.


 

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»

In piedi il Cristo, vivo. In piedi loro e davanti: la Vita.
Da scegliere, di nuovo e ancora e per sempre. La parola che ascoltano è un grido di Vita: «Scegliete la Vita ora e per sempre. Scioglietevi dal legame della morte. Rigettatela come la nemica di Dio».

La Vita è nelle loro mani. La loro, prima che la Sua e quella della donna. Liberi, nella piena luce di Colui che è Luce e dà la Vita senza misura, sta a loro scegliere: Vita o morte.

La Speranza è una scelta, non una vaga promessa: Vita, al posto della morte.


 

«Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»

In piedi di nuovo il Cristo, vivo. In piedi anche lei e davanti: la Vita.
Non ha paura, Lui, di chiamare per nome ciò che lei ha fatto. Eppure la libera dalla paura che quella sia l’ultima cosa fatta, senza rimedio possibile. C’è un giudizio, ma la volontà che lo muove è tutta di salvezza. C’è forse qualcosa di male che l’uomo può fare e che sia così grande da spegnere quell’infinita ed eterna voglia di Vita?

Abbracciata dalla misericordia di Colui che non vuole che alcuno sia perduto, di nuovo libera, con un futuro da costruire: di Vita, rigettando la morte.

La Speranza è un progetto, non uno specchio per le allodole: Vita, contro la morte.


 

Lo stile di Gesù nasce dal cuore del Vangelo e lo rivela in modo maestoso: il Padre è il Dio della Vita e chiama ogni uomo a collaborare alla sua opera vivificante.

Egli chiama per nome ciò che sa di morte, ma chiama incessantemente gli uomini alla Vita, concedendola in abbondanza anche quando se ne allontanano. Così Egli è misericordioso e giusto.

Ce n’è a sufficienza per entusiasmarsi, inquietarsi, innamorarsi, convertirsi, decidersi.

Ce n’è abbastanza per sentire l’enorme e affascinante responsabilità di chi sa che il volto del Padre della Vita prende forma nelle mie scelte, nelle mie relazioni, nella mia volontà.

Ce n’è in abbondanza per costruire comunità cristiane a servizio della Libertà delle persone, per sviluppare metodi educativi fondati sulla Speranza pasquale, per maturare stili di testimonianza dediti alla Misericordia giusta.

E per godere, infine, della bellezza rara del Vangelo della Vita.

About the author

Originario di Lecco dove nasce nel 1972. Prete della Diocesi di Milano dal 2005. Attualmente Rettore del Collegio Arcivescovile A. Volta di Lecco.

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