Liberi tutti.

Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: / “La mia casa sarà chiamata / casa di preghiera per tutte le nazioni”? / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. (Mc 10, 15-18)


Avevano incatenato l’amore gratuito di Dio ai meccanismi della compravendita.
Con tutta la “sapienza teologica” a supporto della circostanza.

Avevano rinchiuso l’affetto libero dei figli nel recinto anossico delle prescrizioni rituali.
Con tutta la “tradizione autentica” a difesa dell’istituzione.

In nome di Dio.

I tavoli che si ribaltano sono catene che si spezzano.
Le sedie che si rovesciano sono prigioni che crollano.
Lui è il: «liberi tutti».

Perché la casa – il tempio – è la casa di un Padre.
Non la si abita se non da figli.

È il luogo delle confidenze intime, degli abbandoni fiduciosi, delle suppliche commosse.
È il luogo dell’amore, che ha mille modi, centomila espressioni, un milione di occasioni quando stringe la mano di sua sorella, la libertà.

Ma: «Avevano paura di lui».
Della Sua Libertà. Del Suo Amore.

Il Vangelo chiede l’infinito coraggio di accogliere la sfida della Libertà e la vocazione all’Amore.

È per tutti.
Forse, però, non è da tutti.

About the author

Originario di Lecco dove nasce nel 1972. Prete della Diocesi di Milano dal 2005. Attualmente Rettore del Collegio Arcivescovile A. Volta di Lecco.

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