Non far l’asino!

Domenica delle Palme
Se ti manca l’ironia, fermati pure qui.


 

In effetti «Domenica dell’asino» suonava male.

Per carità, tenero è tenero. Nulla da dire. Ma no, meglio di no.

Metti che, poi, da «domenica dell’asino» diventa la «domenica dei somari». È un attimo. E, pure gli animalisti che rompono.

Meglio le palme. Un po’ di ulivo. Più neutro. Più pulito. Più bello. I verdi, quelli, te li lavori facile.

«Domenica delle palme». Al massimo «Domenica degli ulivi». Funziona.

Sentito, subito, che clima di festa? Te l’avevo detto: lascia stare il somaro, vai con le palme. Poi una bella benedizione ai ramoscelli e via, tutti ad appenderli in cucina.

– Non ce n’è più signora: finito.
– Noooo… E come faccio senza ulivo benedetto… Lo metto sempre appeso in cucina… Che non si sa mai…
– Non si preoccupi: adesso passano porta a porta i bambini della Prima Comunione e della Cresima.
– Carini…
– Si ricordi l’offerta, però, mi raccomando!

Visto? Te l’immagini invece a vendere i somari porta a porta? E appeso in cucina, quello non sta, eh.

Palme. Palme e Ulivi, sì sì. Le han messe anche in piazza Duomo. Mica è un caso.

Cosa significa che l’asino non era proprio un dettaglio? Sì ok, l’aveva scelto apposta, non era un gesto casuale, ma che c’entra?
Va bene, va bene, hai ragione: il somaro ha un significato e le palme un altro.

Ma ammettiamolo: certe volte Lui le ha sparate un po’ grosse no?

Eccessivo. Un’aggiustatina ci vuole.

No, per carità, non stravolgiamo tutto. Sarebbe troppo. Un tantino appena. Il giusto. Non dobbiamo apparire in contrasto con Lui, ci mancherebbe.

In fondo raccontiamo la stessa storia, solo da un altro punto di vista: le palme anziché l’asino.

Ma no, non far l’esagerato: non è vero che cambia tutto!

È un’interpretazione creativa del Vangelo. Un’appropriazione personale. Una sottolineatura secondo le nostre sensibilità.

Non facciamo del male a nessuno. In fondo siamo battezzati, comunicati, cresimati pure noi.
Lo Spirito è con noi, puoi dimostrare il contrario?

Ma poi, sii serio: vuoi fare la figura del perdente?

Sì, perché l’asino è un perdente. Come lo chiami, tu, un vincente? Purosangue o somaro? È facile, sforzati.

L’asino è da soma e da lavoro. Roba popolare, ce l’hanno tutti. È pure un po’ volgare per quanto è umile. Poi si usa per viaggiare mica per le parate. Figuriamoci per le battaglie. Noi siamo i Suoi soldati, o no?

Dio su un asino stona.

– Ma cosa cavalchiii?!?!? (Semicit.)

Sembra un vicino di casa, un collega, quello che prende il treno con te. Uno che gli tocca lavorare, tutti i giorni. Stipendio quel che è, soddisfazioni così così. Mai un colpo di testa. Che so, un’avventurina, uno sfizio. Niente.

Troppo pacifico e mite.
Non guarda mai storto, cerca sempre l’armonia, non alza mai i toni, non mette mai i piedi in testa a nessuno, non ha mai una parola di troppo.
Una noia.

Tanta forza sì, ma usata male in lavori umili e anonimi.
Fa volontariato coi piccoli, aiuta i deboli, cura i malati, visita i carcerati, sta vicino a chi è da solo.
O magari si logora nel lottare contro le ingiustizie, le divisioni, lo sfruttamento, la violenza.
Dai ma chi sei? Madre Teresa?

Ma poi l’asino è povero. Ripeto: PO-VE-RO. Non scherziamo, su.
Cosa c’entra Dio con la povertà, la semplicità, l’essenzialità?
Vuoi che finiamo tutti come Francesco d’Assisi?

Sii serio. Un Dio così stronca ogni ambizione. Zero carisma. Non ci vien dietro più nessuno. C’ammazza il business.

La palma no, quella è della vittoria. Vuoi mettere?

Dai, ora basta con ‘sto somaro. Zitto, prendi il ramoscello, metti da parte i tuoi ideali nobili, un po’ di senso pratico e canta, forza.

– In alto quelle palme, più su, più su. Gli ulivi dove sono? Rami bei grossi vi raccomando. Avanti, avanti! Più siamo, meno si vede l’asino. Copritelo! Copritelo! E se proprio non si riesce, toglietelo di mezzo! No, non Lui. L’asinoooo…

Ops.

About the author

Originario di Lecco dove nasce nel 1972. Prete della Diocesi di Milano dal 2005. Attualmente Rettore del Collegio Arcivescovile A. Volta di Lecco.

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