Category "Vita"

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Fate tacere il povero. O, almeno, il suo odore.

Sì il povero fa male, veramente male. Ti strappa via costringendoti a rimanere in esodo dal quel te stesso che ti sei costruito.

Il povero fa male perché ti sbatte in faccia chi sei, come sei, al netto di una doccia, di un po’ di soldi, di un po’ di salute, dell’età, dell’intelligenza… Al netto di tutto ciò che, prima o dopo, puoi sempre perdere.

Li avremo sempre con noi, grazie a Dio. Ed è proprio il caso di dirlo. Li avremo sempre con noi a liberarci da noi stessi per ricordarci c

Anche le pietre parlano.

C’è una Terra che si è tutta fatta Voce.

O forse, dovremmo dire che la Parola ha scelto di vestire i tratti di quella Terra, di prenderne i contorni, i colori, i sapori, gli odori, i contrasti, le armonie.

Così quella Terra, quando la si incontra, come ogni altra sa parlare. Ma la sua non è mai una parola qualsiasi.

Il Verbo si è fatto carne e la Parola si è fatta Terra.

E quella Terra – Santa come nessun altra – è sempre, a suo modo, Parola.

L’ho ascoltata, nei giorni scorsi, parlare così.

Viola sfumato. Di scemenze e umili sapienze.

«Sei venuto per la benedizione, vero?» mi dice a un certo punto.
«Sì, ma se siete musulmani…» replico io cercando un approccio intelligente, tra il rispetto e la discrezione.
«E quindi? La benedizione non è chiedere a Dio il bene per qualcuno? E non puoi farlo per noi che siamo musulmani?»
Ecco. Appunto. A volte a far troppo gli intelligenti si fa la figura degli scemi.
«Certo, certo che posso».
«Allora tu chiedi a Dio il bene per me e per la mia famiglia. Io lo chiederò per te e per la tua».

Più che una benedizione e una preghiera, questo è un patto.
Un’alleanza per il bene.
«Amen!». «E’ vero!», quel che c’è stato tra noi è vero. Un bene vero.
Una porta aperta, davvero. Un muro caduto, veramente.

Viola sfumato. Di minestre e odori di casa.

Sulla soglia di casa l’anziano mi spiega sottovoce: «Quell’altro non è un parente. Abita qui di fronte. Non siamo mai stati amici ma è rimasto vedovo due anni fa. Tutte le sere gli prepariamo un piatto di minestra. Da solo non lo si poteva lasciare. Da soli è brutto. Ormai è uno di famiglia».

Mi allontano, pregando perché l’odore di quella casa diventi anche il mio.

Viola sfumato. «Di belle statuine e di senzatetto»

«Qual è la tua statuina preferita?» gli chiedo.
Mi indica un omino anziano in ginocchio a lato della grotta, con solo il cappello in mano.
«Perchè proprio quella?»
«Perchè è la preferita di Gesù»
«Ah sì? E da cosa lo capisci?»
«Non ha niente da donare»
«E secondo te Gesù non ci rimarrà male?»
«Secondo me ci rimane male quando i regali non può farli Lui agli altri».

Viola Sfumato – «Di fango e di luce»

È utile continuare, in questo tempo travagliato, a cercare motivi di speranza fuori di noi inseguendo l’ultimo dei profeti di salvezza, obbedendo alla più recente delle teorie di riscatto, alimentando il sogno di un’improbabile svolta miracolosa?

Forse basta ascoltare nel fango-e-luce di cui siamo fatti, la voce di quella tensione interiore che ci spinge a non restare prigionieri, e troveremmo lì tutta e sola la speranza di cui abbiamo bisogno.

Nonostante

Ma tu guarda quella pianta. Le piazzano un rottame sulla testa quando ancora è appena un arbusto e lei? Niente niente e s’ingegna un altro modo d’esser pianta. Che a ben vedere tutti i diritti per recriminare e maledire il […]

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La Bottega del Vasaio di don Cristiano Mauri
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