Né sopravvissuti, né sopravviventi.

La conversione comincia quando ci si innamora perdutamente del Padre della Vita e del Volto di Lui che splende luminoso in quello di Cristo.

Quando ci si appassiona al fiume di Vita che esce da Lui tuffandovisi e bevendo a piene mani, divenendone servi umili, miti e forti. Quando ci si abbandona sereni alla corrente del Suo inesauribile donare la Vita, consapevoli che Lui ne è e ne sarà la sorgente, il custode, il garante.

La conversione comincia quando si vede e si crede alla Pasqua di Cristo.

Perché i cristiani non sono chiamati a vivere come sopravvissuti o sopravviventi, ma come coloro che sanno il Padre e sanno di vivere, oggi e per sempre.

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Anche Dio soffre di claustrofobia.

Chi crede alla Pasqua, quando vede finire qualcosa, si alza in piedi fiducioso ed entusiasta per cogliere immediatamente ciò che Dio sta per realizzare di nuovo e di mai visto proprio dentro ciò che sembra finire.

Perché, chi ha visto il Risorto si lancia nella storia senza paura e con determinazione, alla caccia del Regno che cresce e della Vita che si afferma contro ogni logica di morte e se ne fa alleato e collaboratore, carico della speranza che viene da Colui che sempre dà la vita senza misura.

Quando un tempo sembra chiuso, il Dio della Vita si sta facendo largo.

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«Misericordia!» – Vestire chi è nudo.

Propongo ad alcuni gruppi di giovani coppie, una serie di riflessioni sul tema della Misericordia evangelica, prendendo spunto da alcuni brani della Scrittura e rileggendo le tradizionali «opere di Misericordia».

Le metto a disposizione anche qui, pensando possano essere utili a molti in questo anno giubilare dedicato in modo speciale a questo tema.

In questo post c’è la terza riflessione della serie.

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«Misericordia a buon mercato. Misericordia a caro prezzo» | 4 – Zaccheo.

Gesù di sua libera e sovrana iniziativa entra nel sepolcro di Zaccheo costituito da una vita di ruberie, diffidenze, accumuli e solitudini per buttarlo fuori alla luce di un’esistenza assolutamente nuova.

E Zaccheo crede che quel «oggi» di salvezza che Gesù gli annuncia è il «oggi» di sempre e per sempre, perciò: libero, finalmente, si libera da ciò che ormai è solo un peso come la ricchezza; libero, finalmente, guarda all’altro come a un fratello di cui curarsi e non più da cui difendersi; libero, finalmente, guarda a se stesso non come a uno scarto dell’umanità ma come un bene prezioso.

Quarto brano sul tema della Misericordia

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«Misericordia a buon mercato. Misericordia a caro prezzo» | 3 – La pecora smarrita e la dracma perduta.

Gesù sceglie di rappresentare il volto del Padre Suo attraverso quella di un poveretto impresentabile, una sorta di mendicante dal comportamento imbarazzante.

L’annuncio più scandaloso della parabola è che Dio è presente nelle dinamiche indecorose dei poveri. Anzi, le dinamiche con cui Dio si muove assomigliano da vicino a quelle dei miserabili.

Se così è, la Misericordia che viene incontro al peccatore non è una distaccata pietà che dall’altezza della sua nobiltà scende verso un altro di grado inferiore, piuttosto un permanere stabile nei bassifondi, dove sia facile e immediato avvicinare il misero.

Terzo brano sul tema della Misericordia.

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«Misericordia a buon mercato. Misericordia a caro prezzo» | 2 – La parabola del padre e dei due figli

Questo è il racconto di un padre che vuole rimanere tale per i suoi figli, qualunque cosa loro vogliano fare di lui e di se stessi.

Non è semplicemente un «padre misericordioso», ma un padre che non vuol rinunciare per alcun motivo ad esserlo.

Sembra quasi affermare: «Voi non volete essere miei figli? Non mi considerate nemmeno come padre? Non importa, io lo sono, per volontà, desiderio e identità. Provate a impedirmi di amarvi se siete capaci, provate a cancellare in voi i miei tratti. Nulla di ciò che farete, a qualsiasi distanza andrete, qualunque forma prenderete voi resterete miei figli e io padre vostro. Io non posso pensarmi senza di voi, perché senza di voi non sono più io».

Secondo brano sul tema della Misericordia.

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«Misericordia a buon mercato. Misericordia a caro prezzo» | 1 – La parabola del banchetto di nozze.

La Misericordia che il Vangelo racconta non è affatto a buon mercato.
Non si tratta di buonismo e nemmeno è la versione dolcificata di una giustizia tutta terrena.

La Misericordia del Vangelo è a caro prezzo.
Un prezzo pagato tutto da Colui che la offre.
Perciò, come tutti i doni, è cosa molto seria, da trattarsi con rispetto e attenzione, evitando ogni possibile riduzionismo e semplificazione.

Ci proviamo con cinque riflessioni su brani della Misericordia.
Questo il primo.

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Anticlericali convinti.

Ogni volta che si parzializza la fede rispetto al resto dell’esistenza.

Ogni volta che si fa a pezzi il Vangelo, prendendone solo qualche elemento utile al mio benessere, alla mia battaglia politica, alla mia autorevolezza.

Ogni volta che si spacca l’umanità tra «santi per diritto» e «dannati di risulta».

Ogni volta, soprattutto, che ci si auto-assegna la patente di credenti autentici, tagliando via come inutile cascame chi non ci somiglia, si prende la deriva del clericalismo, laico o di sacrestia che sia.

E si fa un passo più lontano da Gesù Cristo, quell’anticlericale.

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«Un Malfattore tra i malfattori. Gesù e il buon ladrone»

Se ci si può salvare così, all’ultimo secondo, in modo così semplice e immediato e al tempo stesso così apparentemente ingiusto secondo i criteri del merito, allora chi potrà dirsi davvero perduto?

La salvezza del ladrone è al tempo stesso scandalosa e straordinariamente affascinante: rompe certi schemi di giustizia, infrange determinate immagini di Dio e apre prospettive insperate.

C’è ben più di un condono accondiscendente che chiude gli occhi sul male commesso.
Proviamo a scoprirlo approfondendo il contesto in cui quella parola viene pronunciata e i gesti che Gesù compie a contorno di quella sconcertante parola di salvezza.

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Mio fratello Zaccheo

È forse più facile credere nell’esistenza e nella bontà del Dio invisibile che nella bellezza dell’uomo visibile.

Il Vangelo, però, certo che invita a credere in Lui come Padre, ma ricordandoci che non c’è altro modo reale, serio e radicale che il credere nella bellezza e bontà del fratello, giocando in lui la fiducia che Cristo ha giocato, vedendo in lui la dignità della figliolanza, sporgendosi con rispetto sull’abisso della sua libertà, essendo per lui quel «Tu» che paga per il suo riscatto e la sua liberazione.

Un commento al Vangelo di Zaccheo

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La Bottega del Vasaio di don Cristiano Mauri
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